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GIORGIO GUIDI - GRIT
22 MAR '13 - 31 MAG '13
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FaMa Gallery inaugura venerdì 22 marzo 2013 una personale del giovane artista bresciano Giorgio Guidi. La mostra, dal titolo GRIT e curata da Matteo Pollini, presenta un importante nucleo di nuovi lavori realizzati in occasione dell'esposizione ed alcune opere della recente produzione dell'artista.

Nella ricerca di Giorgio Guidi convergono elementi formali e testuali distanti fra loro che danno vita a opere pensate ed assemblate per stratificazione, nelle quali emergono sia le caratteristiche tattili sia simboliche dei materiali utilizzati. Sculture, disegni ed installazioni sono determinati da una matrice “antropologica” di osservazione e selezione delle culture e dei comportamenti umani. Questi elementi, intrecciandosi con gli aspetti biografici dell’artista, proiettano le opere in una dimensione in cui il tempo sembra ripiegarsi su sé stesso, in una sorta di progressiva stratificazione, fino a celare e custodire ciò che resta intrappolato al suo interno.

Il titolo della mostra - traducibile dall’inglese come sabbia o sporco, ma che nel linguaggio colloquiale prende anche il significato di coraggio - vuole, quindi, evocare l’idea di un materiale in grado di nascondere le cose al nostro sguardo, ma, allo stesso tempo, la possibilità di una loro successiva scoperta o riscoperta.

La mostra GRIT dedica ampio spazio ai nuovi lavori tra cui Memories of a cut-off hand, una serie di pannelli in gesso e legno che operano come tasselli di un viaggio - quasi un’autobiografia effettiva e potenziale che rimanda a precedenti lavori di Guidi - ma anche come rimandi a suggestioni estetiche anche molto distanti tra loro, dalle decorazioni del Palazzo del Sultano di Istanbul fino ad arrivare al mondo della musica rock. Il risultato è una parete di grandi dimensioni dal forte impatto visivo sulla quale si snoda una narrazione che nasconde una fitta rete di relazioni, anche psicologiche e affettive, e che invita l’osservatore a un’attenta analisi che ne riveli la fragilità e delicatezza.

 

Osservazione, scansione e descrizione della realtà stanno alla base anche dei disegni - china, vernice e pigmenti su carta - Invenzioni umane, ugualmente presenti in mostra. In questa serie di lavori Guidi decontestualizza e riproduce parti del famoso bestiario illustrato del naturalista Ulisse Aldrovandi (1522-1605), lasciando visibili, attraverso gli interventi sulla carta, solo resti e dettagli del disegno originale. Per Guidi è esemplare l’approccio empirico con cui lo scienziato bolognese realizzò le tavole illustrate di animali a lui sconosciuti, deducendo logicamente da descrizioni e racconti le plausibili fattezze delle creature e dando vita, quindi, inevitabilmente, a un inventario di creature fantastiche lontane dal reale. In questo senso, il lavoro di Giorgio Guidi si struttura anche come riflessione sui concetti di Storia e di Cultura. L’artista sembra, infatti, interrogarsi sulla natura duttile delle nozioni su cui basiamo la nostra conoscenza del mondo, ma anche sulla concezione lineare – e sequenziale – con cui generalmente affrontiamo il nostro passato storico e culturale.

Anche le sculture della serie Messaggio sono il risultato di accostamenti e sovrapposizioni testuali, iconografiche e plastiche. La scultura che ha dato inizio a questa serie – Messaggio 1, i bei tempi non ci sono mai stati – riprende l’idea, diffusa in molte culture, per cui il passato rappresenterebbe una sorta di "età dell'oro" andata irrimediabilmente persa, che ci spinge a sperare acriticamente nel ritorno dei "bei tempi". Da qui nasce il cinico messaggio lanciato dall'artista, “I bei tempi non ci sono mai stati”, una citazione dello "spaghetti western" Il mio nome è nessuno, firmato nel 1973 da Tonino Valerii e Sergio Leone. La madonna della scultura Messaggio 1 è, inoltre, un riferimento alla recente notizia di un singolare avvistamento dell’immagine della Madonna di Guadalupe in New Jersey, che scatenò la curiosità di fedeli e media fino a diventare un’enorme operazione commerciale, a riprova di come il susseguirsi degli eventi e il loro intreccio possa svilupparsi in maniera bizzarra e incontrollata.

 Il lavoro di Guidi si sviluppa, quindi, dalla consapevolezza della stretta connessione esistente fra pensiero e prass: il lavoro manuale è, infatti, legato imprescindibilmente all’atto dell’osservazione.

 Anche partendo da questi presupposti, in occasione di GRIT, Guidi realizzerà un ulteriore nuovo lavoro che indagherà le relazioni esistenti fra architettura e potere - e quindi, più in generale, tra artefatto e uomo - e che si completerà la sera dell’inaugurazione della mostra con un'intensa performance dal titolo Don't do it.

Biografia

Giorgio Guidi (Brescia, 1982)

Istruzione

2006 Accademia di Belle Arti di Carrara, Carrara

2001 Liceo Artistico Maffeo Olivieri, Brescia

Personali selezionate

2013 Grit – FaMa Gallery, Verona

2012 Draok - Krypta, Soloway, Brooklyn (NY)

Collettive selezionate

2012 Falansterio, Casabianca, Bologna, a cura di Anteo Radovan

LUCIE FONTAINE:ESTATE, Marianne Boesky Gallery, NYC (NY)

Bazaar, Soloway Gallery, NYC (NY)

Mostra Workshop 2010-2011, Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia, a cura di Stefano Coletto

2011 Officina Italia, Bologna, a cura di Renato Barilli

Il ramo d’oro, GC.AC, Monfalcone, a cura di Andrea Bruciati e Eva Comuzzi

2010 Argonauti, ArtVerona, Verona, a cura di Andrea Bruciati

Festa mobile, Bologna, a cura di Davide Ferri e Antonio Grulli

Il raccolto d’autunno è stato abbondante, Careof & Viafarini/Docva, Milano, a cura di Chiara Agnello e Milovan Farronato

Intorno al centro, Brescia, a cura di Guido Molinari

Residenze e Workshop

2012 LMCC Lower Manhattan Cultural Cocuncil, NYC (NY)

Spazio Morris, Residenza, NYC (NY)

2011 Fondazione Spinola Banna per l’Arte, Poirino (Torino)

VIR – Viafarini in residence, Viafarini, Milano

2010 Fondazione Spinola Banna per l’Arte, Poirino (Torino)

 


 



NEWS
PRESENTAZIONE VIDEOART YEARBOOK L'ANNUARIO DELLA VIDEOARTE ITALIANA
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Sabato 18 maggio 2013 dalle 17.30 alle 19.30

 FaMa Gallery, Corso Cavour 25/27, Verona

 

Intervengono

Renato Barilli, critico d'arte

Guido Bartorelli, docente di Storia dell'arte contemporanea

 

In occasione dell'incontro di sabato 18 maggio 2013 ospitato da FaMa Gallery verrà presentata l'ultima edizione del progetto Videoart Yearbook 2012, tenutasi a Bologna a luglio dello scorso anno.

Videoart Yearbook - nato nel 2006 e promosso dal Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna - è un'iniziativa unica in Italia nel suo genere che indaga le forme espressive della videoarte e della manipolazione dell’immagine, fornendo un’attenta ricognizione della videoarte contemporanea e una campionatura ragionata che raccoglie le ultime e più avanzate produzioni video realizzate nel panorama italiano.

Il comitato curatoriale del progetto è composto da Renato Barilli, Guido Bartorelli, Alessandra Borgogelli, Paolo Granata, Silvia Grandi, Fabiola Naldi.

Nel corso della serata verrà, inoltre, annunciata la prossima edizione della rassegna - che si terrà come di consueto nel mese di luglio a Bologna - della quale sarà madrina Masha Facchini, Direttrice di FaMa Gallery.



TONY OURSLER E MAT COLLISHAW - GLASSTRESS - VENEZIA, PALAZZO CAVALLI - FRANCHETTI
31 MAG '13 - 24 NOV '13
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Artisti contemporanei vetro GLASSTRESS

 Glasstress irrompe alla 55. Biennale di Venezia. L’evento collaterale dell’Esposizione Internazionale d’Arte, giunto alla sua terza presenza in laguna, apre al pubblico dal 31 maggio al 24 novembre 2013.

Glasstress. White Light / White Heat, a cura di Adriano Berengo e James Putnam, propone agli artisti di confrontarsi con luce e calore, aspetti intrinseci del vetro e della sua lavorazione. Il vetro nasce dalla forza distruttrice e creativa del fuoco, che trasforma gli elementi chimici di base in un fluido modellabile. Il risultato è una materia solida, ma dotata di struttura molecolare caotica, che offre alla luce una varietà illimitata di superfici, colori, trasparenze e riflessi.

Glasstress nasce da un’idea di Adriano Berengo. Ha preso avvio con l’edizione 2009 della Biennale di Venezia per far evadere il vetro dal suo carcere ornamentale, restituendolo al processo espressivo degli artisti. Tra gli artisti invitati a partecipare a Glasstress, provenienti da tutto il mondo, molti si sono confrontati per la prima volta con questo materiale.

65 gli artisti presenti:

AESF, Alice Anderson, Polly Apfelbaum, Ron Arad, Ayman Baalbaki, Miroslaw Balka, Rina Banerjee, Fiona Banner, Pieke Bergmans, Budicca, Pedro Cabrita Reis, Loris Cecchini, Hussein Chalayan, Mat Chivers, Oliver Clegg, Mat Collishaw, Tony Cragg, Tracey Emin, Paul Fryer, Francesco Gennari, Recycle Group, Cai Guo-Qiang, Dmitri Gutov, Stuart Haygarth, Mona Hatoum, Charlotte Hodes, Shirazeh Houshiary, Shih Chieh Huang, John Isaacs, Michael Joo, Ilya&Emilia Kabakov, Kiki&Joost, Joseph Kosuth, Hew Locke, Delphine Lucielle, Alastair Mackie, Jason Martin, Kris Martin,Oksana Mas, Whitney McVeigh, Aldo Mondino, Mariko Mori, Tim Noble &Sue Webster, Lucy Orta, Mimmo Paladino, Cornelia Parker, Javier Pérez, Jaume Plensa, Karim Rashid, Ursula von Rydingsvard, Thomas Schutte, Joyce Scott, Conrad Shawcross, Sudarshan Shetty, Meekyoung Shin, Helen Storey, Zak Timan, Gavin Turk, Koen Vanmechelen, Joana Vasconcelos, Martin Walde, Zhan Wang, Zak Ové, Marta Klonowska.

 Ron Arad è presente con il progetto speciale Last Train.

 L’esposizione è ambientata in tre sedi: oltre a quelle ormai consuete del Palazzo Cavalli – Franchetti / Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti (Campo S. Stefano) e del Berengo Centre for Contemporary Art and Glass (Murano), quest’anno si affianca la Scuola Grande Confraternita di San Teodoro (San Marco).

 Accompagna la mostra un importante volume in inglese con testi di Adriano Berengo, James Putnam, Frances Corner.

 Glasstress 2013 è promossa da LCF-London College of Fashion con il supporto di Venice Projects, Berengo Studio 1989, Wallace Collection, Julius Baer Bank, Steinmetz Diamonds, Valmont. 

 Nelle due precedenti edizioni della Biennale di Venezia Glasstress ha coinvolto più di 150 artisti, quali:

 

Josef Albers, Arman, Jean Arp, Barbara Bloom, Monica Bonvicini, Louise Bourgeois, Daniel Buren, Lawrence Carroll, Cèsar, Tony Cragg, Jan Fabre, Lucio Fontana, Kendell Geers, Dan Graham, Zaha Hadid, Richard Hamilton, Zhang Huan, Joseph Kosuth, Jannis Kounellis, Oleg Kulik, Vik Muniz, Orlan, Jean Michel Othoniel, Luca Pancrazzi, Giuseppe Penone, Anton Pevsner, Robert Rauschenberg, Man Ray, Kiki Smith, Patricia Urquiola, Fred Wilson, Erwin Wurm, Chen Zhen.

 

Berengo Studio

Berengo Studio, fondato nel 1989 da Adriano Berengo, si pone l’obiettivo di avvicinare al mondo del vetro artisti contemporanei internazionali affinché, in collaborazione con i maestri vetrai, possano tradurre la loro ricerca artistica nel linguaggio tridimensionale della pasta vitrea.

Lo Studio lavora prevalentemente con autori affermati o emergenti, le cui opere sono perlopiù esposte in importanti musei e collezioni private, senza tralasciare i giovani artisti agli esordi.

Gli artisti che collaborano con Berengo Studio normalmente utilizzano materiali espressivi differenti dal vetro e per tale ragione nell’approccio con il nuovo medium portano sempre una originale e più libera interpretazione delle possibilità di questo straordinario materiale.

Coordinate mostra

 Titolo: GLASSTRESS: WHITE LIGHT / WHITE HEAT

 

A cura di: Adriano Berengo, James Putnam 

Tre sedi: Palazzo Cavalli – Franchetti / Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti (Campo S. Stefano, 2847, Venezia); Berengo Centre for Contemporary Art and Glass (Campiello della Pescheria Murano, Venezia); Scuola Grande Confraternita di San Teodoro (San Marco, 4810, Venezia).

Inaugurazione: giovedì 30 maggio, ore 18.30 (su invito)

Date: 31 maggio - 24 novembre 2013

Catalogo con testi di Adriano Berengo, James Putnam, Frances Corner

 Info pubblico: tel. 041739453 

francescaveniceprojects.com -  lucaveniceprojects.com

 www.glasstress.org

facebook.com/GlasstressGlasstress

 Ufficio stampa Irma Bianchi Comunicazione 

tel. 39 02 8940 4694 r.a. fax 02 8356467 - infoirmabianchi.it

testi e immagini scaricabiliwww.irmabianchi.it

 



MAT COLLISHAW AD ARTER - ISTANBUL
2 MAG '13 - 11 AGO '13
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ARTER is hosting Mat Collishaw's first solo exhibition in Istanbul between 2 May and 11 August 2013. Entitled "Afterimage" the exhibition is curated by Basak Doga Temür and brings together 18 works dating from the 90s to the present. It also features a new video installation funded by the Vehbi Koç Foundation, which the artist has produced exclusively for this exhibition and will be premiered at ARTER.

Mat Collishaw has been exploring the darker side of human nature by using the power of images in his artistic production, which spans a period of over 20 years. In his photographs, oil paintings, sculptures and installations he delicately brings together pain and beauty, loss and light, decay and innocence. Inspired by the potential for emotional manipulation inherent in the image, Collishaw’s work employs beautiful, inviting and seductive images in order to tackle concepts such as despair, disease and evil.

Afterimage” presents a selection of Collishaw’s works that form the myriad intersections of media, material and conceptual themes: his photographs, sculptures and installations that use light, surface and projection in unconventional ways. The exhibition takes its title from a term used to describe a specific optical illusion, whereby an image continues to exist even after the stimulation. In this sense, “Afterimage” could be thought of as a key concept in understanding Collishaw’s visual approach and works.

Mat Collishaw often uses real images of disaster and suffering, or staged images related to these, producing attractive, fascinating and even hypnotic works that draw us in. Whether directly using documentary images as in the works “Kristallnacht” (2002), “Barbarossa” (2002/2013) and “Suicide Suite” (1993/2013), or a staged image based on a background event as in “Burnt Almonds” (2000) or “Last Meal on Death Row” (2010), Collishaw’s work often leaves us experiencing contradictory feelings in the face of universal issues.

Prize Crop”, the video installation produced for the exhibition at ARTER, is a 3D animation where he sets in motion photojournalist Kevin Carter’s iconic Pulitzer Prize-winning 1993 photograph entitled “Famine in Sudan”.

Collishaw also borrows various elements of nature in his work: butterflies, birds, savage dogs or flowers. “The Venal Muse” (2012) is a work that pays homage to Charles Baudelaire’s Les Fleurs du Mal and features diseased or wounded flowers made of artificial resin, spouting out of lead-coloured soil. On close inspection their fine petals have a flesh-like appearance, with anthropomorphic scars and sores pitting the skin. They are reflections on the depraved state of modern, media-saturated culture or spectres of genetic manipulation.

 



MARC QUINN ALLA FONDAZIONE CINI - VENEZIA
29 MAG '13 - 29 SET '13
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lo guida verso un’attrazione per la spiritualità innata dell’uomo. Quinn mette in discussione i codici della natura attraverso l’utilizzo di materiali che non accettano compromessi, quali ghiaccio, sangue, marmo, vetro e piombo. Attraverso l’utilizzo di tali materiali le opere di Quinn esplorano vita, morte, sessualità e religione in modo poetico e allo stesso tempo provocatorio. Quinn trasforma l’atto del semplice osservare, forzando lo spettatore a mettere in discussione quanto lo circonda, spingendolo verso l’ignoto, per favorire la riscoperta.  

La Fondazione Giorgio Cini annuncia un nuovo importante progetto espositivo che aprirà al pubblico sull'Isola di San Giorgio Maggiore il 29 maggio 2013: Marc Quinn, grande mostra personale a cura di Germano Celant e prodotta in collaborazione con l’artista, che vedrà una selezione di oltre 50 opere - tra sculture, dipinti, disegni e altri oggetti d’arte - realizzate da Marc Quinn, uno dei più noti esponenti della generazione degli Young British Artists.

Con oltre 50 opere tra cui 13 mai esposte prima, la mostra dal titolo Marc Quinn sarà tra le più importanti mai dedicate all’artista. Oltre a celebrare il rinnovarsi della collaborazione tra Quinn e Celant (che risale all'esposizione Garden organizzata da Fondazione Prada a Milano nel 2000), Marc Quinn segna il ritorno a Venezia dell’artista inglese dopo The Overwhelming World of Desire alla Collezione Peggy Guggenheim nel 2003, e ribadisce il crescente interesse della Fondazione Giorgio Cini per l’arte contemporanea.

Nelle intenzioni di Marc Quinn - che da sempre attua una profonda indagine su alcuni temi privilegiati, quali il rapporto tra arte e scienza, il corpo umano e i suoi meccanismi di sopravvivenza, la vita e la sua conservazione, la bellezza e la morte - l’antologica alla Fondazione Cini che aprirà al pubblico il 29 maggio 2013 è un “viaggio dalle origini della vita” e celebra, attraverso opere originali, “il timore e la meraviglia nei confronti del mondo in cui viviamo”.

 Sarà possibile ammirare, in un nuovo ed unico spettacolare allestimento concepito appositamente per l'Isola di San Giorgio, il ciclo Evolution (2005): serie di dieci monumentali blocchi di marmo raffiguranti feti di varie dimensioni, che riproduce il mistero della vita come dono extraterreno che emerge dalla laguna. Un omaggio alla natura, che vede l'arte come componente intrinseca e misteriosa, sono le sette colossali conchiglie della serie The Archaeology of Art: queste perfette forme simmetriche sono infatti realizzate da minuscole creature senza cervello, che sembrano seguire un ordine apparentemente più grande di loro. Infine sarà possibile vedere la grande opera Alison Lapper Pregnant (2005), installata dal settembre 2005 su una della basi al centro della londinese Trafalgar Square. L'opera, che era il pezzo centrale della cerimonia di chiusura dei Giochi Paralimpici per celebrare il trionfo della forza vitale sulle avversità, propone “un nuovo modello di eroismo femminile” in cui amore, maternità, vitalità raggiungono una forma imprevedibile e un picco inaspettato.

 Il lavoro concettuale di Marc Quinn si realizza attraverso scultura, pittura, installazioni e video. Il forte interesse dell’artista per la capacità di metamorfosi sia della natura che della vita umana.


 



SISSI AL MUSEO DEL NOVECENTO - MILANO
5 APR '13 - 8 SET '13
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Nell’ambito della collaborazione tra il Museo del Novecento e DOCVA (Documentation Center for Visual Arts), la Sala Archivi “Ettore e Claudia Gian Ferrari” ospita la mostra Arimortis, in occasione della quale Milovan Farronato per Viafarini ha invitato l’artista Roberto Cuoghi a proporre una lettura personale dei materiali dell’Archivio, a compimento del suo impegno dal 2006 al 2012 presso il DOCVA.
Arimortis è la richiesta di una pausa. Ci si riallaccia le stringhe allentate delle scarpe sospendendo temporaneamente il gioco. Il termine che dà il titolo alla mostra - spesso abbreviato in “arimo” - è infatti usato convenzionalmente tra i bambini duranteil gioco, per chiederne una sospensione.
Nelle vetrine della Sala Archivi del Museo del Novecento la pausa consente “un’intricata, inusuale e suggestiva catalogazione di dati: le opere convivono con gli oggetti d’affezione, i “memorabilia” con i tentativi faticosi - talvolta persino drammatici - di esternare le proprie intime risposte emotive”.

Viafarini DOCVA dal 1991 raccoglie senza filtri i materiali degli artisti italiani - o residenti in Italia - che hanno manifestato un intento professionale o in altri casi quasi compulsivo. Per la mostra - dopo aver visionato integralmente i materiali raccolti in quasi 4.000 portfolio archiviati presso la Fabbrica del Vapore - sono stati avviati, laddove possibile, dialoghi individuali con ciascuno degli artisti coinvolti allo scopo di capire come l’universo ossessivo della loro ricerca potesse “esplodere sotto vetro”. I curatori hanno attinto a queste prospettive: non un hortus siccus, ma fragranze caratterizzanti germogliate in seno all’Archivio.Per Arimortis non sempre sono state scelte opere da esporre, talvolta sono stati avviati progetti in collaborazione con altri specialisti, come nel caso dell’artista siberiana Olga Schigal che partecipa alla mostra aderendo e complicando il progetto Madrelinguadel musicista Saverio Lanza, o della pittrice Lorenza Boisi che interpreta gli esiti di un percorso di regressione personale accompagnato dall’ipnotista Felice Perussia. Vera Morra e Katthy Cavaliere - prematuramente scomparse - sono presenti attraverso la rievocazioni di altre due artiste, rispettivamente Chiara Fumai e Sabrina Sabato.Sissi collabora con se stessa: Daniela Olivieri.

In mostra anche le dissolvenze incrociate di Gino Lucente e l’allegorico funerale in papier maché di Luigi D’Eugenio; le anamorfosi di Francesco Mannarini e il pellegrinaggio di Giorgio Andreotta Calò; la vita ritirata di Christian Tripodina e i fragili equilibri di Manuel Scano; le confessioni di Betty Bee e gli abiti nuziali di Paola Pivi e Karma Lama; i crocefissi di Cecile Genovese e l’armatura di Carlo Gabriele Tribbioli; i ricami di Maria Stella Tiberio con il marito Michele Napoli e i residui della vita troppo complicata di Giona Bernardi.“Le opere esposte in mostra rappresentano un mondo intenzionalmente pulsionale che forza i sigilli delle algide bacheche in corian bianco e cristallo progettate da Italo Rota: oltre la finitezza e la perfetta funzionalità un vortice di “vetrofanie” fuori scala e fuori misura che vira le prospettive di valutazione artistica per la durata dell’esposizione”. Si manifesta così la presunzione paradossale di costringere smisuratezze sotto teca, di confinare attitudini pulsionali senza visione d’insieme né progettualità.Accompagna la mostra un approfondimento monografico che intende riflettere sul valore e il contenuto della smisuratezza. La pubblicazione, edita da Mousse e prodotta da Fiorucci Art Trust, raccoglie le riflessioni di Massimo Carboni, Roberto Cuoghi, Michele Ernandes, Gian Antonio Gilli, Luciano Manicardi, Luca Scarlini e Pier Paolo Tamburelli.